La fiera elettorale

Sono prossime le elezioni europee e in mezzo ad un gran trambusto cominciano a materializzarsi i più disparati candidati. Ex leader di partito, mai domi e stanchi del potere, mezzibusti TV, che per l’occasione si atteggiano a cultori dell’Europa, i soliti professori universitari, i giovani rampanti di scuola post democristiana, solo un po’ incerti nell’inglese, e così via, ognuno con una soluzione in tasca. Ecco poi all’improvviso emergere dalla nebbia anche il richiamo alla cosiddetta società civile. Ma poi che cos’è la società civile, una categoria immagino contrapposta a quella incivile. E per curiosità chi sarebbero gli incivili? Boh! Antieuropeisti e adoratori della Merkel si contendono il gregge elettorale, mentre sul continente (stavolta il nostro) spirano venti di guerra. E le Primarie? No, l’Europa è esentata, chissà poi perché. L’ex Cavaliere entra, no, non può, forse qualche donzella al posto suo. Pasionarie (povera Ibàrruri) che hanno sbagliato chirurgo plastico, nuove amazzoni dai vestiti attillati, neo rottamatori e rottamati. Gira un dilemma: “mi si nota di più se straparlo contro l’euro o se faccio l’europeista problematico?” Intanto, l’informazione si appiattisce come mai dinanzi alle mirabolate del giovane principe (la par condicio, e che dè?). “Do e prendo qua” è scritto a memento nel suo stemma, dove “qua” sta per i soliti munti dai redditi certi. Altro che nome nel simbolo. Mi viene in mente quello che diceva il mio non dimenticato professore di italiano: “diffida degli egocentrici in politica, in genere ci portano solo guai”. Confesso comunque che mi gira la testa, mi sento come lo studioso di lingue antiche dinnanzi alla indecifrabile scrittura proto-elamica. Resto avvolto dal mistero di queste figure e mi chiedo: ci fanno o ci sono?  Poi per uscire dallo sconforto penso a Garibaldi, si proprio a lui (tanto va bene sempre). Arrivato a Roma, da poco conquistata all’Italia, e affacciatosi al balcone del suo albergo in largo Chigi disse al popolo romano giubilante che schiamazzava rumorosamente solo due parole:”siate seri!”. Due parole che in questi giorni mi rimbombano nella mente.

Seminario su regole e concorrenza nel mercato delle comunicazioni elettroniche

12 marzo 2014

Presso l’Università Lumsa, Dipartimento di giurisprudenza

via Pompeo Magno, 22 Roma – Aula 1

ore 14.00 –  Apertura dei lavori, saluto del prof. Angelo Rinella, Direttore del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università LUMSA

Introduzione della prof. Fiammetta Mignella Calvosa,Coordinatore del Dottorato in Scienza della regolazionedell’Università LUMSA

 I rapporti tra tutela della concorrenza e regolamentazione: la necessità di un’analisi prospettica

​Coordina: Antonio Perrucci, vice Segretario Generale Autorità per le garanzie nelle comunicazioni

Antonio Buttà, Consigliere del Presidente Autorità garante della concorrenza e del mercato

​Giovanna De Minico, docente di Diritto costituzionale presso Università “Federico II” di Napoli

Michele Polo, docente di Competition policy, regulation andliberalizations presso l’Università Bocconi

​Mario Siragusa, avvocato Partner presso lo studio Cleary Gottlieb Steen & Hamilton LLP

Il rapporto tra tutela della concorrenza e regolamentazione economica dei mercati è tema oggetto di dibattito da diverse decine di anni. Non si tratta, tuttavia, di un dibattito sopito o superato: l’attività di regolazione evolve nel tempo, più di quanto accada alla disciplina antitrust. Il Regolatore si trova maggiormente esposto ai cambiamenti dell’oggetto stesso del suo intervento: mercati, imprese, attitudini dei consumatori. Ciò sotto la spinta dell’innovazione tecnologica, delle dinamiche competitive, degli stili di consumo, nonché – ovviamente – dello stesso operato del Regolatore. Su un altro piano, altrettanto importante, aumentano le funzioni attribuite in Italia all’Autorità di regolamentazione, ad esempio in materia di conflitto di interessi, di tutela del diritto d’autore e della net neutrality, che si affiancano ad altre funzioniriconducibili alla tutela di diritti costituzionalmente rilevanti (la tutela del pluralismo dell’informazione, la tutela dei minori, ecc.). Infine, è in evoluzione lo stesso quadro regolamentare europeo in materia di comunicazioni elettroniche, che porta a rivedere il novero dei mercati da disciplinare, a rendere sempre più stringente il legame tra la Commissione europea e le 28 autorità nazionali nonché ad introdurre ulteriori obiettivi, dalla promozione degli investimenti – già in essere – alla salvaguardia della competitiva delle imprese europee contenuta nella bozza di Regolamento sul “mercato unico”. In questo contesto evolve anche l’interazione tra Regolatore ed Autorità di concorrenza, che assume profili di maggiore complessità.

 Coffe Break

 L’evoluzione delle regole nel mondo Internet

​Coordina: Nicola D’Angelo, docente LUMSA – ex Commissario Agcom

Edoardo Giardino, docente di Diritto delle comunicazionipresso  l’Università LUMSA

Claudio Leporelli, docente di Economia e Organizzazione Aziendale presso l’Università di Roma “La Sapienza”

Stefano Quintarelli, esperto di nuove tecnologie e parlamentare alla Camera dei deputati

Nicoletta Rangone, docente di Diritto pubblico dell’economia presso il Politecnico di Milano

Loredana Vajano, dirigente presso l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni

La rapida evoluzione dei servizi di comunicazione elettronica derivante dalla dirompente presenza della rete Internet sta mutando la stessa società civile, stimolando la nascita di nuovi diritti individuali che richiedono prepotentemente una tutela da parte delle Istituzioni pubbliche. È questo il caso del diritto di accesso alla rete o del cosiddetto diritto di cittadinanza digitale, che per evitare fenomeni di esclusione, impongono l’introduzione nell’agenda dei decisori pubblici di riflessioni comuni sull’evoluzione dell’intero sistema sociale. Come rilevato da molti studiosi, Internet cambia il nostro modo di vivere consentendo, da un lato, di relazionarsi in modo nuovo, diretto e partecipativo (si pensiall’impiego dei social network per la formazione del consenso politico) e, dall’altro, di trasformare le modalità di erogazione di “vecchi servizi”  conseguendo efficienza e risparmi (si pensi al mondo dei servizi e-gov o alle nuove modalità di fornitura dei contenuti che stanno superando il tradizionale modello della televisione in broadcast). Tutto ciò comporta una seria riflessione su come dovranno di conseguenza mutare gli strumenti giuridici di tutela fino ad oggi adottati e sul ruolo che Regolatore ed Autorità Antitrust dovranno svolgere.

 Dibattito e Conclusioni

 

La partita

Una partita in tanti campionati si sta giocando in queste ore. La partita è la stessa, ma le serie ed i campi in cui si gioca sono diversi per importanza. La serie più bassa é quella giocata tra i cortigiani del Premier e dell’aspirate Premier. Questa é una partita che si gioca nel cortile del condominio, con le porte fatte da due mattoni scalcinati. La seconda, beninteso partendo dal basso, è quella tra i partiti, o meglio ciò che resta di loro. Una partita giocata sul campo dell’oratorio con qualche pretesa in più (hanno almeno le maglie) per la rivendicazione di posti e prebende. La terza é quella tra gli apparati statali. Qui cominciano ad esserci giocatori professionisti pronti al mercato e all’ingaggio più favorevole. Il campo sono le nostre povere istituzioni repubblicane e le imprese pubbliche. La quarta è quella tra gli effettivi candidati alla Presidenza del Consiglio. Siamo ad una partita vera, seppure di serie B, giocata senza esclusione di colpi per raggiungere la promozione. La quinta é quella sul campo del colle del Quirinale. E siamo arrivati in serie A. La posta in gioco è lo scudetto, cioè la sedia più importante del Palazzo. La sesta è quella disputata in Europa League sui campi di Germania, Francia, Gran Bretagna, con qualche trasferta in America. É come ovvio la partita più rilevante per accaparrarsi l’ambito trofeo “spoglie d’Italia”. La stampa ”sportiva” segue con la solita “passione” tutte le competizioni, schierandosi, a seconda della proprietà, in favore dell’uno o dell’altro giocatore. C’è infine uno, recentemente espulso dal campo, che sotto sotto però continua a giocare in barba alle regole delle varie federazioni. Per lui la tattica di gioco è sempre la stessa. Vincere sugli errori altrui.

Giornata della memoria e dell’ipocrisia.

Giornata della memoria. Anche quest’anno coincide con vili iniziative antisemite (ultime in ordine di tempo le teste di maiale inviate a varie sedi della comunità ebraica e le scritte comparse su diversi muri di Roma). Già, la memoria, che sembra persa in un Europa attraversata dalle mefitiche spirali dell’intolleranza e del razzismo, da pulsioni neonaziste e nazionaliste. In questi giorni tante belle parole purtroppo vuote. Nessuna seria iniziativa educativa e politica. Eppure combattere l’antisemitismo non é un favore ad una specifica comunità, é qualcosa che vale per tutti, a prescindere dall’appartenenza religiosa. Dove prevale l’intolleranza e la sopraffazione li si perde l’uomo. Per questo non si può dimenticare o peggio negare l’immane tragedia della Shoah. Per questo non si possono tollerare le rinvigorite forme di intolleranza verso gli ebrei. Dunque, no alla retorica del dispiacere dietro la quale spesso si nasconde un’azione politica, anche internazionale, di segno contrario. Sul punto ha proprio ragione Piero di Nepi che sulla rivista Shalom invita l’Italia e l’Europa a fare, in occasione del Giorno della Memoria, almeno una spending review dell’ipocrisia.

Il nuovo che non avanza

Si parla tanto di sviluppo tecnologico, di digitale, del nuovo che avanza. Intanto, però gli ultimi giorni sono stati, come hanno rilevato alcuni osservatori, “la settimana nera per internet”. Diversi interventi regolatori hanno riguardato la Rete, tra più discussi quelli sul copyright e sulla c.d. Web tax. Sul copyright mi sgolo da anni e continuo a pensare che l’Agcom non poteva intervenire. Sulla Web tax, al di la delle buone intenzioni di far pagare le tasse a tutti, imporre alle aziende che compiono anche una sola operazione sul web di aprire Continue reading “Il nuovo che non avanza” »

Lo scatto morale

Di questi tempi se ne vedono di tutti i colori. Caudilli improvvisati, marce annunciate, manganellatori di giornalisti, infine razzisti e antisemiti. Si varia tra il ridicolo, il delirante e l’eversivo e per tutta risposta dall’altra parte si continua a versare benzina sul fuoco con passerelle di vecchie e nuove figurine della politica. La situazione imporrebbe radicali cambiamenti e reazioni democratiche forti ed invece si insegue la demagogia di piazza. Ogni istituzione va per conto suo e lo Stato é diventato un’accozzaglia di consorterie in lotta tra loro. Se non fossimo in Europa ci sarebbe forse di che preoccuparsi. E si perché un egocentrico ammaliatore nello sfascio si trova sempre. Intanto moltitudini languono in una miseria materiale e spirituale sempre più diffusa. Per non parlare delle nuove generazioni a cui sono state bruciate speranze e dignità. Dicevano i vecchi azionisti, all’indomani della seconda guerra mondiale, che il paese si sarebbe salvato non solo con il rilancio dell’economia ma soprattuto con “uno scatto morale”. Di scatti finora non se ne sono visti, dandy e grevi contestatori in orbace continuano così a contendersi le spoglie dell’amata patria.

Le minacce al giudice Di Matteo

Speriamo che in questo marasma che è diventato il nostro paese non sfugga a chi di dovere quello che sta capitando a Palermo. Le minacce al PM Di Matteo sono di una gravità inaudita e i massimi rappresentati dello Stato si sarebbero dovuti precipitare a dare solidarietà e sicurezza al giudice finito nel mirino per aver fatto il suo dovere senza guardare in faccia a nessuno. Per il momento solo i giovani sono scesi in campo e questo mi ha ricordato altre epoche. A Falcone e Borsellino furono vicini solo dei ragazzi e sappiamo come è andata a finire. Lo Stato cambierà davvero quando in queste occasioni sarà presente subito e non lascerà solo il giudice che in silenzio fa il proprio dovere, magari, come nel caso di specie, scoperchiando l’abominevole trattativa tra lo stesso Stato e la mafia.

La marcia della Fiat sull’informazione

Sul Fatto Quotidiano oggi in edicola c’è a pag. 14 un mio articolo dal titolo: “La marcia della Fiat sull’informazione” dove, a seguito delle vicende avvenute le scorse settimane, affronto la questione di come la Fiat, già proprietaria de La Stampa, con l’acquisizione del controllo del Corriere della Sera e della Gazzetta dello Sport (anch’essa Rcs) potrebbe superare il limite del 20% di tiratura complessiva dei quotidiani in Italia, configurando una posizione dominante. Sarà poi interessante seguire il prossimo futuro del patto di sindacato: l’accordo che lega dal 1997 i principali azionisti e che ha come oggetto oltre la disciplina del trasferimento delle azioni dei partecipanti, la consultazione per la nomina dei vertici, ma soprattutto l’impegno da parte dei singoli azionisti di non acquisire il controllo del giornale.