Sono tra i promotori del seguente appello

“Senato e legge elettorale, proposte preferibili a quelle del governo” APPELLO

loghi iniziativa2 (2)

Appello promosso dagli organizzatori del dibattito dell’8 maggio 2014
 “Senato e legge elettorale, proposte preferibili a quelle del governo”

 

I firmatari di questo documento chiedono al Senato, alla Camera dei deputati e al Governo di modificare in modo sostanziale il disegno di legge costituzionale che altera il ruolo del Senato e delle Regioni e insieme di cambiare la legge elettorale maggioritaria approvata dalla Camera dei Deputati, che è ancor meno accettabile a fronte della proposta di ridurre drasticamente il ruolo del Senato.
I firmatari ritengono un errore affrontare la riforma di parti essenziali della Costituzione con la logica del prendere o lasciare e senza un aperto confronto. Le riforme sono necessarie, ma debbono garantire un adeguato equilibrio istituzionale e una reale rappresentanza politica.
I firmatari sono convinti della necessità di superare il bicameralismo paritario ma sono altresì convinti che sono in campo proposte migliori di quelle presentate dal Governo sia per il Senato sia per la legge elettorale e tali da ridurre perfino di più il numero dei parlamentari. Proposte che dovrebbero essere prese in attenta considerazione e possono meglio realizzare la riduzione dei parlamentari in altro modo.
Il Senato è un punto essenziale dell’equilibrio istituzionale previsto dalla Costituzione. Non a caso il Senato ha il compito nelle prossime settimane di modificare la legge elettorale fatta approvare in precedenza alla Camera.
Superare la parità totale dei compiti delle camere non comporta affatto la conseguenza di cancellare l’elettività dei senatori, che è garanzia della loro reale autonomia. La Camera può essere la sola deputata a dare e togliere la fiducia al governo senza che il Senato venga ridotto ad una sorta di camera di serie B, destinata a lavorare nel tempo libero di sindaci ed esponenti delle regioni e alla quale non vengono riservate le necessarie funzioni fondamentali nell’assetto istituzionale, a garanzia dell’equilibrio democratico.
La stessa Camera dei Deputati, che resterebbe l’unica con il potere di dare la fiducia al governo e di revocarla, non può avere dei deputati che non siano effettivamente scelti dai cittadini, con i collegi uninominali o con le preferenze, con soglie di sbarramento ragionevoli mentre quelle previste dall’ attuale sono irragionevolmente alte ed erratiche, per di più è previsto un premio di maggioranza eccessivo, che scatterebbe con una percentuale di voti troppo bassa per lo schieramento prevalente.
Il premio di maggioranza è discutibile in sé e non è affatto il modo migliore per garantire la governabilità. Altre scelte sono infatti possibili.
La lettura coordinata delle modifiche costituzionali e della legge elettorale proposte dal governo delinea un sistema istituzionale con insufficienti garanzie democratiche di equilibrio tra i poteri legislativo, di governo, giudiziario.
L’autonomia reciproca dei poteri dello stato e l’equilibrio tra loro sono garantiti in tutte le democrazie, sia pure in modi diversi.
Occorre aggiungere che la riduzione del ruolo delle regioni in alcune materie fa emergere una pesante divaricazione dall’esito dei referendum del 2011. In quell’occasione il ruolo delle regioni fu importante per contrastare le decisioni del governo dell’epoca, che voleva imporre la sua volontà ad ogni costo, e per affermare le idee che poi hanno trovato conferma di massa nei referendum popolari.
Per queste ed altre ragioni i firmatari chiedono al governo di abbandonare la logica del prendere o lasciare e di aprirsi ad un confronto ampio e ragionevole su modifiche essenziali per il futuro del nostro paese, consentendo al Senato e alla Camera di ascoltare le ragioni che vengono da diversi mondi, tutti ugualmente preoccupati della riduzione degli spazi di democrazia nel nostro paese.

 

Per firmare l’appello compila il modulo sottostante:

 



* Champs obligatoires

 

L’elenco delle firme verrà aggiornato ogni 48h

ELENCO FIRME

 

Ambrosino Daniella
Argada Franco
Asor Rosa Alberto
Azzariti Gaetano
Bandoli Fulvia
Bazzocchi Claudio
Bianco Gerardo
Bilancia Francesco
Boccia Maria Luisa
Bulgarelli Mauro
Cardulli Alessandro
Colazilli Giuliano
De Fiores Claudio
Ferrajoli Luigi
Ferrara Gianni
Fresu Giovanni
Gallo Domenico
Grandi Alfiero
Leiss Alberto
Maone Filippo
Morgia Corrado
Nicola D’Angelo
Nino Ferraiuolo
Paolo Ciofi
Pedrazzi Anna
Piero Di Siena
Pomeranzi Bianca
Raniero La Valle
Riviello Anna Maria
Sacha Tolomeo
Sai Mario
Salvatore Mannuzzu
Salvi Cesare
Sergio Caserta
TizianoRinaldini
Tortorella Aldo
Valentino Parlato
Villone Massimo
Vincenzo Vita
Corrado Morgia
Anna Pedrazzi
Daniella Ambrosino
Giuliano Colazilli
Anna Maria Riviello
Filippo Maone
Nino Ferraiuolo
Salvatore Mannuzzu

 

 

pubblicato: 29 maggio 2014 in Primo piano

La fiera elettorale

Sono prossime le elezioni europee e in mezzo ad un gran trambusto cominciano a materializzarsi i più disparati candidati. Ex leader di partito, mai domi e stanchi del potere, mezzibusti TV, che per l’occasione si atteggiano a cultori dell’Europa, i soliti professori universitari, i giovani rampanti di scuola post democristiana, solo un po’ incerti nell’inglese, e così via, ognuno con una soluzione in tasca. Ecco poi all’improvviso emergere dalla nebbia anche il richiamo alla cosiddetta società civile. Ma poi che cos’è la società civile, una categoria immagino contrapposta a quella incivile. E per curiosità chi sarebbero gli incivili? Boh! Antieuropeisti e adoratori della Merkel si contendono il gregge elettorale, mentre sul continente (stavolta il nostro) spirano venti di guerra. E le Primarie? No, l’Europa è esentata, chissà poi perché. L’ex Cavaliere entra, no, non può, forse qualche donzella al posto suo. Pasionarie (povera Ibàrruri) che hanno sbagliato chirurgo plastico, nuove amazzoni dai vestiti attillati, neo rottamatori e rottamati. Gira un dilemma: “mi si nota di più se straparlo contro l’euro o se faccio l’europeista problematico?” Intanto, l’informazione si appiattisce come mai dinanzi alle mirabolate del giovane principe (la par condicio, e che dè?). “Do e prendo qua” è scritto a memento nel suo stemma, dove “qua” sta per i soliti munti dai redditi certi. Altro che nome nel simbolo. Mi viene in mente quello che diceva il mio non dimenticato professore di italiano: “diffida degli egocentrici in politica, in genere ci portano solo guai”. Confesso comunque che mi gira la testa, mi sento come lo studioso di lingue antiche dinnanzi alla indecifrabile scrittura proto-elamica. Resto avvolto dal mistero di queste figure e mi chiedo: ci fanno o ci sono?  Poi per uscire dallo sconforto penso a Garibaldi, si proprio a lui (tanto va bene sempre). Arrivato a Roma, da poco conquistata all’Italia, e affacciatosi al balcone del suo albergo in largo Chigi disse al popolo romano giubilante che schiamazzava rumorosamente solo due parole:”siate seri!”. Due parole che in questi giorni mi rimbombano nella mente.

Seminario su regole e concorrenza nel mercato delle comunicazioni elettroniche

12 marzo 2014

Presso l’Università Lumsa, Dipartimento di giurisprudenza

via Pompeo Magno, 22 Roma – Aula 1

ore 14.00 –  Apertura dei lavori, saluto del prof. Angelo Rinella, Direttore del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università LUMSA

Introduzione della prof. Fiammetta Mignella Calvosa,Coordinatore del Dottorato in Scienza della regolazionedell’Università LUMSA

 I rapporti tra tutela della concorrenza e regolamentazione: la necessità di un’analisi prospettica

​Coordina: Antonio Perrucci, vice Segretario Generale Autorità per le garanzie nelle comunicazioni

Antonio Buttà, Consigliere del Presidente Autorità garante della concorrenza e del mercato

​Giovanna De Minico, docente di Diritto costituzionale presso Università “Federico II” di Napoli

Michele Polo, docente di Competition policy, regulation andliberalizations presso l’Università Bocconi

​Mario Siragusa, avvocato Partner presso lo studio Cleary Gottlieb Steen & Hamilton LLP

Il rapporto tra tutela della concorrenza e regolamentazione economica dei mercati è tema oggetto di dibattito da diverse decine di anni. Non si tratta, tuttavia, di un dibattito sopito o superato: l’attività di regolazione evolve nel tempo, più di quanto accada alla disciplina antitrust. Il Regolatore si trova maggiormente esposto ai cambiamenti dell’oggetto stesso del suo intervento: mercati, imprese, attitudini dei consumatori. Ciò sotto la spinta dell’innovazione tecnologica, delle dinamiche competitive, degli stili di consumo, nonché – ovviamente – dello stesso operato del Regolatore. Su un altro piano, altrettanto importante, aumentano le funzioni attribuite in Italia all’Autorità di regolamentazione, ad esempio in materia di conflitto di interessi, di tutela del diritto d’autore e della net neutrality, che si affiancano ad altre funzioniriconducibili alla tutela di diritti costituzionalmente rilevanti (la tutela del pluralismo dell’informazione, la tutela dei minori, ecc.). Infine, è in evoluzione lo stesso quadro regolamentare europeo in materia di comunicazioni elettroniche, che porta a rivedere il novero dei mercati da disciplinare, a rendere sempre più stringente il legame tra la Commissione europea e le 28 autorità nazionali nonché ad introdurre ulteriori obiettivi, dalla promozione degli investimenti – già in essere – alla salvaguardia della competitiva delle imprese europee contenuta nella bozza di Regolamento sul “mercato unico”. In questo contesto evolve anche l’interazione tra Regolatore ed Autorità di concorrenza, che assume profili di maggiore complessità.

 Coffe Break

 L’evoluzione delle regole nel mondo Internet

​Coordina: Nicola D’Angelo, docente LUMSA – ex Commissario Agcom

Edoardo Giardino, docente di Diritto delle comunicazionipresso  l’Università LUMSA

Claudio Leporelli, docente di Economia e Organizzazione Aziendale presso l’Università di Roma “La Sapienza”

Stefano Quintarelli, esperto di nuove tecnologie e parlamentare alla Camera dei deputati

Nicoletta Rangone, docente di Diritto pubblico dell’economia presso il Politecnico di Milano

Loredana Vajano, dirigente presso l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni

La rapida evoluzione dei servizi di comunicazione elettronica derivante dalla dirompente presenza della rete Internet sta mutando la stessa società civile, stimolando la nascita di nuovi diritti individuali che richiedono prepotentemente una tutela da parte delle Istituzioni pubbliche. È questo il caso del diritto di accesso alla rete o del cosiddetto diritto di cittadinanza digitale, che per evitare fenomeni di esclusione, impongono l’introduzione nell’agenda dei decisori pubblici di riflessioni comuni sull’evoluzione dell’intero sistema sociale. Come rilevato da molti studiosi, Internet cambia il nostro modo di vivere consentendo, da un lato, di relazionarsi in modo nuovo, diretto e partecipativo (si pensiall’impiego dei social network per la formazione del consenso politico) e, dall’altro, di trasformare le modalità di erogazione di “vecchi servizi”  conseguendo efficienza e risparmi (si pensi al mondo dei servizi e-gov o alle nuove modalità di fornitura dei contenuti che stanno superando il tradizionale modello della televisione in broadcast). Tutto ciò comporta una seria riflessione su come dovranno di conseguenza mutare gli strumenti giuridici di tutela fino ad oggi adottati e sul ruolo che Regolatore ed Autorità Antitrust dovranno svolgere.

 Dibattito e Conclusioni

 

La partita

Una partita in tanti campionati si sta giocando in queste ore. La partita è la stessa, ma le serie ed i campi in cui si gioca sono diversi per importanza. La serie più bassa é quella giocata tra i cortigiani del Premier e dell’aspirate Premier. Questa é una partita che si gioca nel cortile del condominio, con le porte fatte da due mattoni scalcinati. La seconda, beninteso partendo dal basso, è quella tra i partiti, o meglio ciò che resta di loro. Una partita giocata sul campo dell’oratorio con qualche pretesa in più (hanno almeno le maglie) per la rivendicazione di posti e prebende. La terza é quella tra gli apparati statali. Qui cominciano ad esserci giocatori professionisti pronti al mercato e all’ingaggio più favorevole. Il campo sono le nostre povere istituzioni repubblicane e le imprese pubbliche. La quarta è quella tra gli effettivi candidati alla Presidenza del Consiglio. Siamo ad una partita vera, seppure di serie B, giocata senza esclusione di colpi per raggiungere la promozione. La quinta é quella sul campo del colle del Quirinale. E siamo arrivati in serie A. La posta in gioco è lo scudetto, cioè la sedia più importante del Palazzo. La sesta è quella disputata in Europa League sui campi di Germania, Francia, Gran Bretagna, con qualche trasferta in America. É come ovvio la partita più rilevante per accaparrarsi l’ambito trofeo “spoglie d’Italia”. La stampa ”sportiva” segue con la solita “passione” tutte le competizioni, schierandosi, a seconda della proprietà, in favore dell’uno o dell’altro giocatore. C’è infine uno, recentemente espulso dal campo, che sotto sotto però continua a giocare in barba alle regole delle varie federazioni. Per lui la tattica di gioco è sempre la stessa. Vincere sugli errori altrui.

Giornata della memoria e dell’ipocrisia.

Giornata della memoria. Anche quest’anno coincide con vili iniziative antisemite (ultime in ordine di tempo le teste di maiale inviate a varie sedi della comunità ebraica e le scritte comparse su diversi muri di Roma). Già, la memoria, che sembra persa in un Europa attraversata dalle mefitiche spirali dell’intolleranza e del razzismo, da pulsioni neonaziste e nazionaliste. In questi giorni tante belle parole purtroppo vuote. Nessuna seria iniziativa educativa e politica. Eppure combattere l’antisemitismo non é un favore ad una specifica comunità, é qualcosa che vale per tutti, a prescindere dall’appartenenza religiosa. Dove prevale l’intolleranza e la sopraffazione li si perde l’uomo. Per questo non si può dimenticare o peggio negare l’immane tragedia della Shoah. Per questo non si possono tollerare le rinvigorite forme di intolleranza verso gli ebrei. Dunque, no alla retorica del dispiacere dietro la quale spesso si nasconde un’azione politica, anche internazionale, di segno contrario. Sul punto ha proprio ragione Piero di Nepi che sulla rivista Shalom invita l’Italia e l’Europa a fare, in occasione del Giorno della Memoria, almeno una spending review dell’ipocrisia.