Oggi tenterò di dimostrarvi quanto sia assurdo il fatto che l’istruzione di qualità, presupposto indispensabile per immaginare un mondo in crescita, sia così costosa e riservata a poche persone e perché in Italia sia difficile rivoluzionare, nella pratica, questo pensiero. E’ notizia di qualche giorno fa la commercializzazione sul mercato indiano di un tablet che per gli studenti (è stato pensato per una base di circa 10 milioni di studenti) verrà venduto a basso costo (circa 25 €). L’India si conferma uno dei Paesi globalmente più attivi in sviluppo e ricerca nel ramo informatico (e questa non è per noi una novità). Ma quello che ci colpisce è che in uno dei Paesi più poveri al mondo, il Governo si ponga con lungimiranza un obiettivo come quello di diffondere tra i giovani studenti l’utilizzo di internet, la cui penetrazione nel Paese è ferma all’8%. Altra notizia, contesto diverso: siamo dall’altra parte del globo, in uno dei paesi più “digitalizzati” del mondo, gli Usa e precisamente nella prestigiosissima Università di Stanford dove, da oggi partirà il primo corso pilota completamente digitale. Appena 140.000 gli iscritti appartenenti a più di 175 nazioni! Ciascuno di loro per tutta la durata del corso non si preoccuperà che di seguire il corso comodamente seduto a casa propria con un pc/tablet da cui potrà seguire le lezioni in diretta o scaricandosi la lezione per poi seguirla in un secondo momento. Pare che la geniale novità sia stata quasi inconsapevolmente stimolata, come sempre accade, da una reale necessità per una studentessa che si faceva dare ripetizioni da un parente. I due abitavano in due città diverse degli States e quest’ultimo, con l’intento di effettuare ripetizioni a distanza, si era inventato un piccolo marchingegno caricando le riproduzioni video attraverso Youtube. Il suddetto studente-inventore, solo occasionalmente plurilaureato e sedicente genio, è stato poi raggiunto da Bill Gates che ha contribuito a strutturare, grazie a generosi finanziamenti, l’impresa che è stata successivamente raccolta a quanto si legge da una delle più prestigiose università degli Stati Uniti. Perché può annoverarsi come rivoluzione. Primo: perché c’è chi ha colto in pieno e sta adeguatamente sfruttando l’idea che internet sia un canale distributivo formidabile. La rete, come sappiamo e leggiamo da più parti oramai, ha rivoluzionato i rapporti tra cultura e mercato, stravolgendo alla base il modello di business dell’industria creativa; ecco che un esperimento che appare essere forse il più avanzato che si sia mai visto fino ad ora raggiunge e tenta di rivoluzionare il luogo che rappresenta da sempre la culla del sapere: la scuola. Secondo: perché è fruibile da qualsiasi posto, sulla terra, sia dotato di connessione a larga banda. Terzo: è totalmente gratuito. A questo punto ritorniamo in Italia: è di oggi la notizia che descrive lo start-up di 2 progetti. Il primo, Oilproject, studiato e realizzato da un 21enne, ha il coraggioso obiettivo di mettere online un intero liceo, il secondo, prodotto dalla casa editrice Garamond, la quale a seguito della adesione di circa 200 docenti, riuscirà a mettere online le loro produzioni didattiche. Come ha rivelato anche qualche commentatore della stampa, in Italia, Paese dove tradizionalmente nessuno dà credito ad un’idea, esistono uomini “visionari” alla Bill Gates o Steve Jobs in grado di raccogliere sapientemente e sfruttare coraggiosamente una idea facendone una impresa tale da infrangere antichi e consolidati modelli di business? Esiste un sistema finanziario in grado di sostenere e credere in questi progetti innovativi? E infine, esiste un sistema politico in grado di dare risposte alle sfide della modernità? A voi la risposta.
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