Due pensieri un’idea comune

La banda larga sparisce dalla legge di stabilità. Dopo tanti richiami, tante proposte, tanti dibattiti, nulla. Inviti alla lungimiranza e alla programmazione nel vuoto. Sale rapido un altro spread quello digitale. Perciò condivido due voci e un’idea comune. Due voci autorevoli. Quella di Juan Carlos De Martin che dalle pagine digitali della stampa.it  afferma: “L’Italia…ha finora latitato. È ora di risalire dal fondo della classifica europea, per superare uno «spread» digitale che rischia di azzoppare i nostri sforzi quasi quanto lo «spread» finanziario. In questo momento di transizione è quindi essenziale che la politica capisca l’importanza di dare subito un’agenda digitale all’Italia: banda larga in tutto il Paese, superamento dell’analfabetismo digitale, azioni mirate per portare il digitale in settori trainanti…. In tal senso, sarebbe auspicabile un ministro per il digitale, come in Francia e in Australia. Ma anche solo la definizione di un Chief Digital Officer nazionale, con adeguati poteri, sarebbe un passo molto importante per risollevare il Paese”. E l’altra quella di Stefano Rodotà che dall’ IGF di Trento rivolge una lettera al non ancora Presidente del Consiglio Mario Monti. Un invito al futuro premier ma soprattutto ad un interlocutore che forse per la prima volta risulta avere cognizione e competenza in una materia troppo spesso sottovalutata in chiave di sviluppo e progresso del nostro Paese.

Gentile Professore,

Non abbiamo bisogno di ricordarle l’importanza di Internet, spazio di libertà globale, strumento di organizzazione politica e sociale, sostegno indispensabile dell’economia. Lo “spread digitale” dell’Italia nei confronti dei principali paesi del mondo ha ormai raggiunto livelli insostenibili anche per la tenuta economica nazionale. Ancora più preoccupante, anche in queste ore di straordinaria apprensione per la situazione finanziaria del Paese, è il persistere di una condizione di inconsapevolezza politica e di inazione governativa nell’affrontare tale ritardo che pregiudica gravemente le nostre possibilità di crescita e di sviluppo. In particolare, l’incapacità di affrontare i problemi legati alla diffusione della banda larga è indegna di un paese che voglia restare in Europa. Non si può aspettare il superamento della crisi economica per investire nel digitale, perché, come sancito dalla Commissione Europea nella Strategia 2020, lo sviluppo dell’economia digitale è una delle condizioni imprescindibili per il superamento stesso della crisi. Nonostante i ritardi, l’economia digitale rappresenta già il 2% del PIL dell’economia nazionale e, negli ultimi 15 anni, ha creato oltre 700.000 posti di lavoro. Internet non può essere più ignorata. Il Paese non può continuare a rimanere politicamente emarginato rispetto a questi temi. Sono state abbandonate le iniziative che, grazie anche a documenti sottoscritti con altri stati, avevano fatto del nostro Paese un indiscusso protagonista dell’iniziativa per un Internet Bill of Rights nel quadro degli Internet Governance Forum promossi dalle Nazioni Unite. A fronte di questo ruolo, negli ultimi anni l’Italia è stata mortificata dall’inazione e da ripetuti tentativi di limitare la libertà in rete e lo sviluppo dell’economia digitale. L’Internet Governance Forum Italia 2011 si rivolge a Lei affinché un nuovo governo si impegni concretamente, anche attraverso la nomina di un ministro se necessario, per la piena implementazione di un’agenda digitale in conformità con quanto stabilito dall’Europa. Richiamiamo in particolare l’attenzione sull’accesso ad Internet come diritto fondamentale della persona, come già riconosciuto da costituzioni, leggi nazionali e risoluzioni del Parlamento Europeo e del Consiglio d’Europa; sul riconoscimento in via di principio della conoscenza come bene comune globale; sulla garanzia della neutralità della rete in relazione ai flussi di dati; sulla definizione di uno statuto del lavoro in rete.

 

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