“Siamo certi che l’attuale sistema di tutela sia l’unico strumento possibile per raggiungere i nostri obiettivi?” – “La gente, sempre più, sente la parola copyright e odia ciò che c’è dietro”
Sono le parole di Neelie Kroes, Commissario per l’Agenda Digitale dell’Unione Europea, in un discorso tenuto il 19 novembre in occasione del forum di Avignone, Francia. La Kroes ha criticato nel merito l’attuale sistema del copyright. Le soluzioni fino a ora adottate vengono considerate strumenti punitivi e di coercizione piuttosto che mezzi di riconoscimento di diritti. Un sistema che andrebbe ripensato in quanto non favorisce né gli artisti né coloro che acquistano i contenuti.
“Abbiamo la necessità di tornare ai fondamentali e rimettere gli artisti al centro, non solo della legge sul diritto d’autore, ma della nostra intera policy per la cultura e la crescita. In tempi di cambiamento, abbiamo bisogno di creatività, di persone che pensano fuori dagli schemi: occorre arte creativa capace di superare le difficoltà e business creativo capace di monetizzarla. Per questo abbiamo bisogno di un sistema più flessibile, non le costrizioni di un singolo modello. Le piattaforme, i canali e i modelli di business con cui i contenuti sono prodotti, distribuiti e fruiti possono essere vari e innovativi quanto i contenuti stessi”. Molti Stati hanno emanato leggi che limitano di fatto la diffusione di contenuti per evitare che siano copiati illegalmente. Le nuove tecnologie dovrebbero essere viste non come un problema, ma come l’opportunità per creare un nuovo sistema in grado di favorire la diffusione legale dei contenuti. Al momento il Commissario si è limitato però ad un discorso di indirizzo. Non ha formulato proposte alternative specifiche all’attuale sistema di tutela del copyright. “Le nuove idee da cui gli artisti potrebbero trarre beneficio vengono stroncate prima ancora di essere esaminate nel merito e mostrare la loro efficacia. Questo deve cambiare”.
La Kroes ha dunque esortato l’industria culturale a cambiare approccio. Invece di guardare con sospetto ai nuovi strumenti di distribuzione messi a disposizione dal mondo digitale l’industria dovrebbe farli propri:“ Il Cloud Computing offre una modalità completamente nuova per l’acquisto, la diffusione e la fruizione di qualunque opera artistica”. Un approccio tecnologico non è però sufficiente. Risulta necessaria una normativa che stimoli il fiorire di nuovi modelli di business digitali che meriterebbero ben altra rilevanza rispetto a quella che hanno oggi. Negli ultimi anni la tecnologia è progredita rapidamente mentre la normativa sul copyright non è stata in grado di adeguarsi e tenere il passo finendo per non riconoscere agli artisti quanto loro dovuto. In Europa, afferma la Kroes, molti artisti ricavano meno di mille euro al mese dal sistema del diritto d’autore. Posizione questa non condivisa dal Presidente della Repubblica francese Nicolas Sarkozy (e dal nostro rappresentante italiano) il quale a margine dello stesso convegno incentrato su: “ La cultura nell’era del digitale” nonostante abbia sottolineato come le leggi nazionali debbano adattarsi alla evoluzione della tecnologia, ha confermato la sua volontà di inasprire le sanzioni di HADOPI (secondo Sarkozy grande successo in grado di ridurre del 35% la pirateria a mezzo P2P) e la lotta contro la condivisione illegale di contenuti audiovisivi protetti da Copyright.
Io sono convinto che la protezione dei diritti di copiright deve partire dall’educazione dei cittadini ed essere coerente con gli stipendi dei cittadini. Con una persona che guadagna 1000 euro o meno (o vedi apprendisti, per 3 anni a 800) basta della banale matematica per capire che se vuoi vivere da solo (che a me sembra una cosa fondamentale e importante per la crescita e maturazione dei cittadini di domani, oggi siamo talmente nella cacca che addirittura ci vogliono fare credere che sia un lusso), avere una macchina perche’ devi fare la spesa, portare tua madre che non sta bene all’ospedale, mangiare, pagare la benzina, l’assicurazione, etc, anche 20 euro di un blu ray sono un sacco di soldi.
Io da quando sono negli states e’ guadagno ben piu’ del doppio che in iTalia stranamento non scarico piu’ niente, se ho voglia di film me li affitto, me li vedo al cinema, etc.