La consultazione del MIUR sulla rete.

Il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca ha avviato il 18 settembre scorso una interessante iniziativa, lanciando una consultazione pubblica sulla posizione italiana sulla governance di Internet in vista del prossimo Internet Governance Forum (IGF)che si terrà a Baku (Azerbaijan), dal 6 al 9 novembre 2012. Il Ministero ha chiesto a tutti gli interessati (cittadini, organizzazioni private, società civile organizzata, istituzioni pubbliche, ecc..) di esprimersi su cinque temi fondamentali legati ad Internet: principi generali, cittadinanza in rete, consumatori e utenti della rete, produzione e circolazione dei contenuti e sicurezza in rete. Il testo a consultazione contiene molti spunti interessanti e, soprattutto, riporta per la prima volta posizioni chiare e coraggiose su questioni fino a ieri strumentalmente e stupidamente oggetto di controversie politiche. Innanzitutto viene detto senza ambiguità che Internet è un’infrastruttura di interesse nazionale ed un bene comune e, riprendendo la posizione di Rodotà, che è “il più grande spazio pubblico che l’umanità abbia conosciuto”, veicolo di emancipazione e promozione delle libertà fondamentali e dei processi di democratizzazione. Viene poi chiarito che la governance di Internet non può prescindere dall’apporto e dalla partecipazione attiva dei netizens, ossia coloro che quotidianamente usano e costruiscono la rete e le sue applicazioni. Chiara ed innovativa è poi la posizione espressa sulla neutralità della rete, sul copyright, sugli open data e sul diritto all’oblio, questioni sulle quali fino ad oggi – seppur sollecitato da più parti – il Governo ed i partiti nicchiavano con argomentazioni talvolta strumentali. E’ così che con soddisfazione ritrovo posizioni da me da tempo sostenute e suggerite in ogni dove (compreso nel documento di consultazione a suo tempo adottato da Agcom), come il fatto che l’accesso ad Internet deve essere fornito da tutti gli operatori rispettando il criterio del “best effort” e che addirittura “qualsiasi servizio di accesso che non abbia questi requisiti minimi non può essere commercializzato come “accesso ad internet”; e ancora che i dati personali appartengono agli utenti che hanno il diritto di richiederne la cancellazione anche online; che i dati prodotti e gestiti dal settore pubblico devono essere accessibili, condivisi e riutilizzabili dai cittadini, inclusi quelli derivanti dalla ricerca scientifica (proprio come dicevo nel post del 12 settembre “una moderna riforma del copyright”!). Un plauso particolare merita infine la posizione espressa sul copyright, dove si sostiene la necessità di incoraggiare “l’adozione di modelli compatibili con la circolazione online di contenuti” e si dice chiaramente che gli operatori non possono fare i controllori dei contenuti che circolano in rete per tutelare il diritto d’autore. Per rimanere in tema, musica per le mie orecchie, che mi rimanda ad una battaglia di lungo corso, iniziata nel lontano febbraio 2010 quando pubblicammo, con l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e primi in Europa, una coraggiosa ed innovativa Indagine conoscitiva sul diritto d’autore sulle reti di comunicazione elettronica poi, purtroppo, abbandonata dalla stessa Autorità che preferì imbarcarsi in un improbabile regolamento poggiato sul decreto Romani.

La consultazione del MIUR si concluderà il 1 novembre ed il testo è accessibile sul sito http://discussionepubblica.ideascale.com/

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