Wikeleaks e il decreto Romani

Per memoria riporto uno stralcio dei cablogrammi americani all’epoca del decreto Romani poi pubblicati da Wikeleaks.

CODICE DATA CLASSIFICAZIONE FONTE
10ROME125 2010-02-03 18:06:00 CONFIDENTIAL Embassy Rome
VZCZCXRO5383
RR RUEHFL RUEHNP
DE RUEHRO #0125/01 0341628
ZNY CCCCC ZZH
R 031628Z FEB 10
FM AMEMBASSY ROME
TO RUEHC/SECSTATE WASHDC 3211
INFO RUEHFL/AMCONSUL FLORENCE 4007
RUEHMIL/AMCONSUL MILAN 0454
RUEHNP/AMCONSUL NAPLES 4237
RUCPDOC/DEPT OF COMMERCE WASHDC
RUEAHLC/DEPT OF HOMELAND SECURITY WASHINGTON DC
SUBJECT: OPPONENTS OF ITALIAN INTERNET BILL SAY IT STIFLES
FREE SPEECH, THREATENS DEMOCRACY
…….
3. (U) Provisions contained in the bill would make Internet
service providers (ISPs), and hosting sites such as Blogspot
and YouTube, liable for content in the same way a television
station is. In the strictest interpretation of the law, the
sites and ISPs would have to monitor all content on their
sites, content which is uploaded by millions of individual
users. This is widely viewed as impossible both in practical
and economic terms. The Italian Communications Authority
(AGCOM) would be responsible for oversight of the law, and
some have interpreted the bill as requiring government
permission before a video could be uploaded.
……….
5. (U) Italian communications commissioner Nicola D’Angelo
was quoted in the press as saying, “Italy will be the only
Western country in which it is necessary to have prior
government permission to operate this kind of service…This
aspect reveals a democratic risk, regardless of who happens
to be in power.”
…….
8. (SBU) AGCOM would have the authority to enforce the law.
Among the authority’s powers would be the ability to block
traffic into Italy of sites whose content did not meet the
requirements of the law. For example, YouTube could be
blocked because the content was not uploaded with government
approval. AGCOM would also be able to levy fines of up to
150,000 euros against foreign companies violating the law.
Though AGCOM is theoretically an independent agency, many
fear that it may not be strong enough to resist political
pressure.
……….

Controrequisitoria sulle reti del padrone.

Comizio di Berlusconi sui giudici di Milano in prima serata TV. Tutto alla vigilia del processo Ruby. In nessun’altra parte del mondo sarebbe accaduto. L’imputato usa le sue reti per una controrequisitoria. Eppure qualche norma esiste per impedire tutto questo. Si tratta degli articoli 3 e 7 del testo unico della radiotelevisione (d.lgs. n. 177/2005), disposizioni quest’ultime che tendono ad assicurare le necessarie condizioni di imparzialità nell’informazione televisiva. In base a queste norme le trasmissioni di informazione, compresi i telegiornali, le rubriche e le trasmissioni di approfondimento, sarebbero tenute ad assicurare l’equilibrio delle presenze politiche, ad evitare che i conduttori dei programmi abbiano un comportamento fazioso, ad essere obiettive. C’é poi la direttiva sui processi in TV, tanto voluta per Santoro ed oggi dimenticata in un cassetto. Infine, per la violazione di questi principi esiste un presidio sanzionatorio consistente nell’adozione di pesanti multe. Chi è dunque il giudice del caso? L’Agcom. Per anni ho denunciato il vilipendio delle regole, ora qualcuno in quella istituzione  prenda il testimone ed invochi il rispetto della legge!

Ulteriori riflessioni sull’argomento, sono state oggetto di un mio post uscito oggi su il Fattoquotidiano.it dal titolo: La delibera Agcom sui processi in tv, serviva solo a zittire Santoro?

Assemblea del PD. Ricette dorotee.

Domani c’é l’assemblea del PD. Tutti arrivano in ordine sparso anche se é probabile che governativi e vecchia classe dirigente trovino un accordo che farà fuori il dissenso. É evidente lo sbando generale, come sono evidenti le rendite di posizione di molti in questo clima confuso. A cominciare dalle famiglie al governo e a finire alle ambizioni di carriera di taluni dirigenti evergreen. L’occasione invece potrebbe essere propizia per una discussione non tanto su chi debba essere segretario quanto sulla posizione politica del partito. Quest’ultimo ormai interpreta uno dei vari filoni del moderatismo. Operazione già tentata da Monti e finita in uno scarno 8%. Che spazio dunque pensano di avere gli strateghi di questo nuovo corso? Se le cose andranno avanti così finirà in tragedia, cioè in percentuali elettorali ad una cifra. Dopo di che sarà gioco facile per il solito noto conquistare tutto. I mali del paese non di curano con ricette dorotee. Sono talmente profondi che a questo punto il governo così com’è non serve a nulla. Solo un cambio radicale di impostazione con idee nuove, moderne e di vera giustizia sociale forse può servire a qualcosa. Non si tratta in definitiva solo di centro o di sinistra, anche se queste sono categorie che hanno un loro significato. Ci può essere infatti una sinistra stantia, piena di slogan ma vuota di contenuti. Lo sforzo perciò sta nell’elaborazione di un pensiero politico nuovo. Per questo, bisogna essere rigorosi nello studio dei problemi, bisogna avere il coraggio di cambiare ed essere meno presuntuosi ed aperti al confronto. Purtroppo qualità assenti nel PD di oggi.

La più grande biblioteca del mondo.

Mentre in Italia ci si avventura su crinali pericolosi sospinti dalle lobby di settore, negli USA i giudici della Corte Federale di New York sono orientati a dare il via libera al piano di Google di creare la più grande biblioteca digitale del mondo. La Corte ha preso le distanze dalla querelle mossa dagli avvocati degli Authors Guild e, mettendo in secondo piano la stretta questione giuridica sul diritto d’autore, ha valorizzato lo sforzo di Google che ha già messo più di 20 milioni di libri a disposizione (nella loro interezza o in frammenti, in genere a seconda del copyright o delle restrizioni editoriali). In particolare, il giudice Pierre N. Leval ha detto che la biblioteca digitale può essere una “grande opportunità” per molti autori che potrebbero usufruire del motore di ricerca più grande del mondo per fornire frammenti a potenziali clienti dei loro libri. Il giudice Barrington D. Parker ha invece evidenziato l’ “enorme vantaggio anche sociale” che risulterebbe se qualcuno in qualunque posto potesse accedere a libri che altrimenti richiederebbero un viaggio da una biblioteca lontana. La Authors Guild chiede invece 750 dollari di danni per ogni libro protetto da copyright di Google copiato,  (per un ammontare di 3 miliardi di dollari). L’avvocato di Google Seth Waxman ha ribattuto che Google non sta facendo uso di materiale protetto da copyright offrendo frammenti di opere e che la sua biblioteca è pienamente compatibile con il diritto d’autore. I giudici di New York hanno comunque sospeso il giudizio sulla class-action intentata dalla gilda fino a quando non sarà chiaro se Google sta facendo “fair use” dei libri o se offre solo frammenti al pubblico e indirizza i clienti altrove per vederlo o acquistarlo. Dunque una bella discussione, altro che il pollaio di casa nostra.

Attacco alla rete

Saldi di fine stagione. Mentre le reti Rai trasmettono in diretta il matrimonio della Marini, mezza stampa italiana e buona parte dei politici nostrani, anche con alti incarichi, si indignano per le nefandezze della rete. Analisi arzigogolate, sostenute anche da autorevoli conoscitori del tema, spesso appartenenti alla categoria dei pentiti smanettatori, ci spiegano come il web sia diventato il padre di tutti i misfatti. Pericoli, agguati, ricatti, per non parlare del rovinoso effetto sulla politica, tutto nella rete e sulla rete. “É ora di finirla!” pontificano i giornali del De Gaulle brianzolo, “Basta con l’anarchia!“ rispondono gli alti incaricati di sinistra, ”Bisogna regolarla” chiosano infine i sedicenti esperti. In questo clima di profonda indignazione ci sono poi quelli che viaggiano più veloci. È il caso dell’Agcom che si appresta a varare uno schema di regolamentazione del copyright su internet scaturito dalle ambizioni del decreto Romani di mettere, a modello del più noto Braghettone, le mutande alla rete. Privo di giustificazioni giuridiche, e per questo in passato archiviato, oggi rinasce pare addirittura rinvigorito nel suo impianto censorio. Insomma, una serie di fatti per i quali si potrebbe parlare, parafrasando il titolo di un famoso film, di un “Attacco alla rete”. Ora intendiamoci, un reato é sempre un reato e una cosa stupida lo è a prescindere dal modo in cui si manifesta. E questo dovrebbe valere anche per l’inquitante hackeraggio ai danni dei grillini. Ma c’è proprio bisogno di mettersi a discettare di leggi per difendersi dalle nefandezze del web o più semplicemente non basterebbe applicare gli strumenti giuridici che già esistono? In realtà, l’impulso nasce da altro. Dal fastidio di doversi confrontare con la critica espressa dalla rete. Perciò ci vuole una bella regola che in definitiva dica: “non disturbate il conducente”.

Elliot Erwitt: il fotografo della commedia umana – di Simona Giunti

“Sono Elliott Erwitt e lo sono stato per un certo numero di anni”

“Quando uno si ritrova di colpo in mezzo a estranei che blaterano in una lingua che non capisci, devi usare gli occhi. E cosa vedi? Vedi esseri umani comici, tristi, felici: esseri umani più o meno come te”.

Dal 17 aprile al 1 settembre 2013 il Museo di Palazzo Madama, Torino ospiterà una importante retrospettiva del fotografo Eliott Erwitt, membro della Magnum Photos dal 1953. 136 foto divise in 3 sezioni. Abilità compositiva, sensibilità istintiva, capacità di cogliere l’attimo, piglio personale, distacco e realismo tanto per citare l’introduzione alla mostra che continua sottolineando il carattere comico, insolito e ridicolo di alcuni aspetti della vita e la predilezione del fotografo per gli scatti rubati. Insomma si osanna l’ironia e l’umorismo di Erwitt non a caso definito il fotografo della commedia umana. Eppure Erwitt che certamente rientra in tutte queste definizioni argute e calzanti rimane più che altro un’esperienza da vivere e come tale più ascrivibile alle sensazioni che alle descrizioni.
Ogni qual modo bisognerà arrangiarsi e ammetterò che per la prima volta in vita mia guardando una mostra fotografica ho pensato al fotografo, alla sua intelligenza e al suo spiccato senso dell’umorismo, piuttosto che alle immagini scattate.
Le sue istantanee infatti, non si fermano a un’immagine sempre tecnicamente ineccepibile, ma vanno aldilà raccontando storie ed evocando situazioni e atmosfere. Allora non si tratta più solo di fotografie ironiche e taglienti e di ritratti pungenti, ma il tutto diventa un colpo d’occhio, un punto di vista, un modo di vedere le cose e lo humor riesce a trasformarsi fino a diventare uno strumento di critica della società.
“Le idee, sebbene ricoprano un ruolo meravigliosamente piacevole nella conversazione e nella seduzione, hanno poco a che fare con la fotografia. La fotografia è il momento, la sintesi di una situazione, l’istante in cui tutto si amalgama. Un ideale inafferrabile.”
Davanti alla sua opera si sorride, ci si stupisce, ci si compiace e spesso l’istinto spinge anche a condividere. Non   vi meravigliate quindi se vi ritroverete a scambiare, anche solo uno sguardo divertito, con le persone intorno a voi, tutto questo è solo e soprattutto Eliott Erwitt!