Tanuccio detto u’calavrese, in realtà Giovanni Tancredi, uno degli ultimi vecchi pescatori di Scario. Oggi se ne é andato, in silenzio, senza scomodare nessuno. Per molti di noi però è stato soprattutto un amico con cui parlare di mare e di tante avventure. Spalle larghe, baffetti ben curati e sorriso beffardo scolpito su un viso perennemente abbronzato, mi aspettava ai tavolini di Zorro. Lì in riva al mare, con una gentilezza d’animo insospettata in un uomo provato dalla dura fatica del mare, mi offriva il caffè. E poi via, a parlare di pescate e dei marinai di una volta. Con discrezione, quasi con dolcezza, stava ore a raccontarti aneddoti della sua vita di pescatore. Una sola cosa proprio non gli andava giù quando lo chiamavo Tanuccio e lui subito a risponderemi: “mi chiamo Giovanni!”. E si al nome di battesimo ci teneva tanto. La sua era una presenza familiare e mi mancherà non poterlo più vedere seduto in una bella giornata di sole, d’inverno nel lungomare deserto, ammiccare chiamandomi al bar per fare due chiacchiere. Ora non c’è più, un’altro pezzo di Scario che se ne va. Mi dispiace Giovanni, stavolta non ti chiamo Tanuccio cosi non ti arrabbi.